Sbloccami #NelMirino – Cosa vuol dire essere “Nel Mirino”?

A Sbloccami mercoledì 23 settembre abbiamo parlato e lanciato la manifestazione nazionale diffusa del prossimo venerdì 25 settembre. La manifestazione ha un nome: “Nel Mirino”. Ma cosa vuol dire essere nel mirino? Cosa dovrei aspettarmi?
Ne parliamo in questa puntata.

Cosa dovrei aspettarmi:
– Attacchi informatici come a noblogs.org; [minuto 18m:10s]
– Censura esplicita o implicita su piattaforme social commerciali (Esperienza di FirenzexlaPalestina); [minuto 32m:15s]
– Censura da parte di governi e collaborazione delle piattaforme (Turchia); [minuto 46m:00s]
– Consegna di dati pubblici e privati dell’account da parte della piattaforma ad uno stato terzo; [minuto 57m:00s]
– Riassunto finale [minuto 1h:2m:35s]

Se la mobilitazione in questione, che sarà sia a Firenze che a Roma, ha avuto come punto di partenza l’inserimento nelle liste OFAC del collettivo e associazione Autistici/Inventati, questa vuole inquadrare in un contesto più ampio la sistematica repressione della dissidenza politica. Sanzioni di questo tipo, di cui si può approfondire sul sito della campagna Keep It Free, hanno conseguenze devastanti non solo per i soggetti sanzionati, quindi in questo caso l’associazione e i soci, ma anche per i propri utenti.

Infatti, l’esposizione mediatica dovuta alle sanzioni ha fatto sì che gruppi di simil-informatici, anche pagati dal Pentagono stesso, abbiano preso di mira la famosa piattaforma Noblogs.org, gestita da Autistici, estraendo illecitamente i dati degli utenti ed esponendoli online su una piattaforma dedicata (datarepublican punto com slash noblogs). Fortunatamente, il collettivo A/I non conservava dati sensibili dei suoi utenti, per cui ciò che è stato reso pubblico durante questo attacco informatico era per lo più già tale.

Ma se questa volta l’attacco informatico alt-right contro realtà antifasciste è succeduto a delle sanzioni formali e pubbliche, ciò non toglie che altri attacchi possano avvenire in maniera simile contro realtà affini in situazioni politicamente delicate. Pensiamo ad una ONG che salva i migranti, ad un associazione che fornisce servizi legali, o quant’altro. Se a subire attacchi informatici fossero realtà meno sensibili alla privacy di quanto lo è stato il collettivo A/I, allora l’esfiltrazione di dati sensibili sarebbe estremamente più preoccupante e pericolosa.

In maniera simile, le piattaforme social commerciali possono decidere di penalizzare arbirtariamente degli account senza dover aspettare nessun accusa o designazione di alcun tipo da parte di enti terzi o statale. Le piattaforme sono il territorio di aziende tecnologiche, dove loro fanno le regole e possono decidere di applicarle come e quando vogliono. È il caso di circa 8mila account solidali alla causa palestinesi, gestiti in più di 60 paesi diversi, che sono stati bloccati e censurati da Meta (Facebook, Instagram, Whatsapp) dopo il 7 ottobre 2023 (Fonte: Human Rights Watch). Senza dover arrivare alla censura esplicita, altri tipi di sanzioni possono essere applicate a specifici account, anche senza che il gestore della pagina se ne renza conto: FirenzexlaPalestina ci ha raccontato di aver subito follower bombing e shadowban, che sono durati svariati mesi ed anno sensibilmente compromesso la propagazione dei loro messaggi.

Queste piattaforme si pongono quindi come ente sovrastatale, decidendo unilateralmente le regole di condotta delle piazze digitali di cui detengono il monopolio, ma chiaramente agendo anche secondo specifiche strategie politiche con o contro lo stato coinvolto. Se con il popolo palestinese si pongono in maniera ostile censurando gli account a loro solidali, in Russia e in Turchia le aziende tech si ergono a paladini della libertà di informazione e della democrazia, dicendo di combattere contro la forzata chiusura di certi account che lottano contro il proprio regime autoritario. Ciò che rimane dopo qualche tempo è che l’esposizione delle Big Tech contro stati autoritari sembra unicamente assolvere un loro bisogno di immagine, piuttosto che portare all’effettiva tutela della libertà di espressione e quindi allo sblocco degli account, lasciando milioni di persone impossibilitate nell’informarsi e coordinarsi. (Fonte: Censura Turchia e Piattaforme).

E sempre in quest’ottica di farsi vedere aperti e ergersi a ente sovrastatale, Meta (Instagram, Facebook, Whatsapp) pubblica su Meta Transparency il numero di richieste che i vari governi fanno a Meta per avere i dati pubblici e privati degli account. Queste richieste possono essere depositate a seguito di un processo legale, quindi pubblicamente registrato, oppure tramite le cosidette “richieste di emergenza”, che non hanno alcuna valenza giuridica e vengono scambiate senza nessuna comunicazione al di fuori delle due parti, Meta e lo stato in questione. Come si può vedere dal sito il numero delle richieste aumenta esponenzialmente negli anni. Nel 2025 l’italia ha richiesto informazioni private di circa 7000 account, mentre gli stati uniti di 290 mila account.

Lo spazio del dissenso si sta erodendo sempre più velocemente, e risulta in primo luogo necessario approfondire quali possano essere gli strumenti repressivi sulla rete, come sono stati usati nel passato recente, come potranno essere usati e da chi. Dare una forma concreta a questi strumenti digitali ci consenta di riconoscerli, prevederli e agire di conseguenza prima di subirne le conseguenze.

Ci ritroviamo quindi per riappropriarci ancora una volta e con forza del dissenso che ci appartiene, per discutere, incontrarci e coordinarci contro la stretta repressiva che non può trovare spazio in comunità antifasciste interconnesse.

Ci vediamo venerdì 25 settembre alle 17.30 davanti al consolato USA a Firenze e alle 17.00 in Piazza Santi Apostoli a Roma.

Tracce musicali:
– Sogno, Anafem
– Vedo, Anafem
– Niente cambierà mai, Anafem
– Techno Arab set, Rumy Gyal

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